Facciata del Castello di Schisò con la torre squadrata in pietra scura, finestre con balconcini in ferro e la base appoggiata su scogli neri di lava, sotto un cielo azzurro
Facciata del Castello di Schisò con la torre squadrata in pietra scura, finestre con balconcini in ferro e la base appoggiata su scogli neri di lava, sotto un cielo azzurro. Foto: Jeanne boleyn · Public domain · Wikimedia Commons

Chi guarda la baia di Giardini Naxos da Taormina nota subito una sporgenza scura che chiude il golfo a sud: è Capo Schisò. Sembra un semplice promontorio, ma è un pezzo di Etna arrivato fino al mare, il luogo in cui iniziò la storia greca della Sicilia e oggi uno degli angoli più suggestivi del paese. Da Casa Fede ci si arriva con una passeggiata sul lungomare, e merita più di uno sguardo distratto.

Un promontorio nato dal vulcano

Capo Schisò è una sporgenza rocciosa della costa formata in epoca preistorica da colate di lava scese dal versante nord-orientale dell'Etna. A lungo la sua origine è stata attribuita al Monte Mojo, un cono eccentrico del vulcano nella valle dell'Alcantara; studi più recenti hanno individuato almeno tre eruzioni distinte, provenienti da centri eruttivi del fianco nord-orientale. La lava seguì il corso dell'Alcantara fino alla foce e si spinse in mare, creando la penisola su cui oggi sorgono il porticciolo e l'area archeologica.

Il segno di questa origine è ovunque: nelle rocce nere che affiorano lungo la riva, negli scogli scuri che contrastano con l'azzurro dell'acqua e perfino alla base del castello, che poggia direttamente sullo sperone lavico. Perfino il nome conserva una traccia di storia: secondo la tradizione deriva dall'arabo Al Qusus, citato dal geografo Edrisi, anche se l'etimologia resta discussa.

Dove sbarcarono i Greci

Proprio qui, su questo promontorio protetto, i coloni greci provenienti dall'Eubea fondarono Naxos nel 734 a.C., la colonia ritenuta per secoli la più antica della Sicilia. Il sito mostra tracce di frequentazione già nel Neolitico, ma è con i Greci che diventa una città vera e propria. La città antica occupava un'area di circa quaranta ettari fra il torrente Santa Venera e la baia, che faceva da porto.

Oggi l'area archeologica e il museo, che fanno parte del Parco archeologico Naxos Taormina, permettono di camminare fra mura, santuari e quartieri dell'antica città. Il museo è stato ricavato all'interno di una fortificazione borbonica che a sua volta inglobava una torre di fine Cinquecento a guardia del porto: nella torre sono esposti reperti recuperati in mare, come anfore, ceppi d'ancora e macine.

Il Castello di Schisò sulla roccia nera

Affacciato sulla baia, il Castello di Schisò fu costruito fra il XIII e il XIV secolo e ricostruito nel Cinquecento con una torre di avvistamento da cui si controllavano Capo Schisò, il golfo fino a Capo Taormina e il tratto di costa verso Riposto: erano gli anni delle incursioni dei corsari guidati da Khayr al-Din, detto il Barbarossa. All'interno si lavorava anche la canna da zucchero, un'attività redditizia nella Sicilia del tempo. Oggi l'edificio rientra nel parco archeologico e si ammira soprattutto dall'esterno: la facciata pallida sopra il basamento di lava nera è una delle immagini più caratteristiche del paese.

Il mare della baia

Intorno al promontorio, la costa cambia carattere. Mentre la parte centrale della baia è soprattutto sabbiosa, vicino a Capo Schisò compaiono ciottoli e rocce laviche e il fondale scende più rapidamente, con un mare di un azzurro intenso. È il tratto preferito da chi ama nuotare e osservare la vita sugli scogli con maschera e boccaglio. Nella bella stagione la costa si può scoprire anche con le escursioni in barca organizzate: affidatevi sempre a operatori autorizzati e verificate le condizioni del mare.

La foce dell'Alcantara

Poco più a sud, fra Giardini Naxos e Calatabiano, il fiume Alcantara raggiunge lo Ionio. La foce fa parte del Parco fluviale dell'Alcantara, istituito nel 2001 per tutelare l'intero corso del fiume. È un ambiente diverso dalla spiaggia: un litorale di sabbia e ghiaia, a tratti raggiunto da acqua salmastra, con la vegetazione delle rive e i platani che da secoli accompagnano il fiume. Per gli appassionati di natura è un rifugio per molte specie legate agli ambienti fluviali, in particolare per gli uccelli: una passeggiata silenziosa al mattino presto regala spesso belle sorprese.

Come vivere Capo Schisò

  • Una passeggiata sul lungomare fino al porticciolo, al tramonto, con Taormina che si illumina sul promontorio di fronte.
  • Una mattina fra museo e scavi, per capire perché questo luogo è così importante.
  • Un bagno fra le rocce laviche, con le scarpette da scoglio.

Rientrati a Casa Fede, a circa cinque minuti a piedi dal mare, la terrazza comune con gazebo, divani e barbecue è il posto giusto per raccontarsi la giornata. Chi ha scelto la Suite Familiare o la Camera Ortensia può anche cucinare in camera, con il piano a induzione: una cena semplice, dopo una giornata passata a camminare sulla lava dell'Etna, ha un sapore speciale.

La costa ionica dalla porta di casa

Un affittacamere pensato per le famiglie, con culle su richiesta e una suite fino a 6 posti letto, fra Taormina e la valle dell’Alcantara.